mercoledì 19 novembre 2014

Puerperio: il supporto viene dall’ ostetrica

Il puerperio, ovvero i 40 giorni che seguono la nascita, sono un periodo delicato della vita di una donna. Il cambiamento è all’ordine del giorno: cambiano i ritmi, cambiano le abitudini, cambiano le sensazioni, cambia il corpo e cambiano i pensieri.

E’ un momento di stravolgimento della vita precedente: c’è un prima fatto di coppia, di notti serene e casa ordinata, di tempo libero e serate con gli amici; e c’è un adesso, fatto di pannolini e poppate, di umore nero o tempi risicati anche per una doccia figuriamoci per stirare le camicie e cucinare cenette da chef, un adesso fatto però anche di amore e scoperte, di coccole e facce buffe, di famiglia.

In un momento tanto delicato spesso c’è bisogno di un supporto adeguato che non bisogna vergognarsi di cercare. L’ ostetrica è il professionista che meglio può rispondere alle esigenze e ai dubbi di una neo-mamma. Infatti questo operatore è formato per assistere e consigliare la donna durante tutto il percorso nascita e fino ad un anno di vita del bambino. Conosce approfonditamente la fisiologia del puerperio e l’allattamento ed è in grado di fornire il supporto migliore in caso di problemi della lattazione.

L’ ostetrica aiuta e consiglia la donna in merito ai disturbi che possono insorgere durante il puerperio, fornendo informazioni adeguate e complete affinché la neo-mamma possa compiere scelte informate in merito alla sua salute.

L’ ostetrica inoltre fornisce informazioni riguardanti la ripresa dei rapporti sessuali dopo il parto, la contraccezione in allattamento e la riabilitazione perineale.

Per quanto riguarda la cura del neonato, l’ ostetrica è il professionista che meglio ne conosce la fisiologia e pertanto può supportare la coppia nel delicato compito della genitorialità consapevole, fornendo tutte le informazioni necessarie a rispondere alle domande che possono sorgere nei genitori in merito alla gestione del loro bambino.

L’ostetrica inoltre organizza gruppi di supporto all’allattamento in cui le donne e i loro bambini possono trovare supporto competente, ascolto e compagnia; gruppi di riabilitazione del pavimento pelvico per conoscere meglio il proprio corpo e ridurre alcuni fastidiosi disturbi che possono comparire dopo il parto; gruppi di consapevolezza corporea e massaggio infantile.

Esistono anche ostetriche formate appositamente per aiutare la donna a rimettersi in forma dopo il parto, si tratta dei personal trainer ostetrici che hanno seguito un percorso formativo specifico per l’esercizio fisico e l’alimentazione in puerperio e gravidanza.

Le ostetriche sono quindi professionisti a 360°, in grado di accompagnare la donna e il suo bambino durante tutto il percorso nascita e di rispondere alle esigenze di salute della nuova famiglia.



CHIAMATE LA VOSTRA OSTETRICA A DOMICILIO

giovedì 30 ottobre 2014

Nuovi corsi a Santa Margherita Ligure

ECCO FINALMENTE I CORSI CHE SI SVOLGERANNO PRESSO IL CIRCOLO ARCI.

ANCHE A DOMICILIO PER QUALSIASI CONSULENZA

CONTATTATEMI!!


lunedì 29 settembre 2014

Corsi autunno-inverno 2014 2015

Sono tornata!!!

Novità e collaborazioni in corso... A Santa Margherita Ligure


  • Danza del ventre in gravidanza a cura di Chiara Cassani 



  • Impara a massaggiare i tuo bambino secondo i suoi bisogni



  • Ginnastica dolce in gravidanza e yoga in gravidanza

  • A tu per tu con l'ostetrica: per avere l'occasione di condividere con l'ostetrica le paure e le ansie e i dubbi sulla gravidanza, sul parto e sulle cure del neonato. 


Su richiesta anche corsi di accompagnamento alla nascita personalizzati.



PER INFO E ORARI:  Dott.ssa Ostetrica Martina Menocci   3498885899
                                      e-mail: martich@alice.it







giovedì 19 giugno 2014

10 cose che forse non sai sull'allattamento al seno

Se hai difficoltà ad allattare il tuo bambino, ti sembra che non mangi abbastanza o vuoi qualche consiglio in più sull'allattamento al seno, sulle posizioni o vuoi sapere se il tuo bambino cresce bene o solamente fare due chiacchiere tra donne: contattami e sarò felice di aiutarti

Allattamento come nutrimento, esplorandone i benefici a livello medico e sociale e per il rapporto mamma- bambino. Ma anche allattamento al seno come diritto da rispettare e proteggere, aiutando le famiglie a metterlo in pratica e a ricevere il sostegno adeguato.
Un bell’incontro dal quale ci portiamo a casa tante cose, tante informazioni e consigli, alcuni già noti, ma anche altri che ci hanno colte impreparate e magari anche a voi…
Volete qualche esempio? Ecco le 10 cose che forse non sapete dell’allattamento:
1) il colostro, il latte prodotto nei primi giorni dopo il parto, rappresenta la prima vaccinazione per il bambino, perché è ricco di anticorpi che lo proteggono da infezioni e allergie, e lo è anche di cellule staminali, oltre ad essere il latte materno più digeribile e ad avere un effetto lassativo.
2) non esiste latte uguale a un altro. Il latte materno non solo varia da donna a donna a seconda di una serie di fattori quali il ciclo mestruale, l’età e la dieta della mamma, l’intervallo fra pasti, ma si trasforma nella sua composizione con il passare delle settimane e anche all’interno di una stessa poppata, prima più acquoso, per poi acquisire mano a mano una concentrazione più alta di grasso.
3) il latte materno apporta un contenuto di ferro di molto superiore a quello del latte vaccino: per una quantità di 100 g, l’assorbimento del ferro per il latte di mucca è del 10% a fronte del 50% di quello materno.
4) l’allattamento al seno permette al bambino di ricevere tutta una serie di sostanze quali enzimi, ormoni , anticorpi, antiparassitari non presenti in altri tipi di latte.
5) spesso ci preoccupiamo della quantità di latte assunta ma, più che a questo, dovremmo prestare attenzione alla frequenza. Lo stomaco di un neonato, infatti, è molto piccolo e cresce nel tempo, aumentando di conseguenza la richiesta: a 1 giorno ha le dimensioni di una ciliegia, a tre giorni quelle di una noce, a una settimana di una prugna, a un mese di un uovo. Meglio poco, ma più spesso.
6) un metodo utile per capire se l’allattamento sta procedendo bene è quello di controllare le feci del nostro bambino, che nelle prime settimane devono essere di un colore giallo-oro e liquide. Molte mamme pensano di tratti di diarrea e allarmate si rivolgono al pediatra, ma questo è, al contrario, un segnale positivo.
7) un altro modo per verificarne il corretto andamento è quello di contare i pannolini: se nelle prime settimane si aggirano tra i sei cambi per la pipì e i tre per la cacca, la situazione è nella norma.
8) se il vostro bambino piange dopo la poppata, non vuol necessariamente dire che il vostro latte non è nutriente e che ha ancora fame. Se la crescita è buona, il fatto che un bambino sia spesso irrequieto non significa che non sta mangiando abbastanza.
9) non esiste una sola posizione per allattare, ogni mamma trova quella che funziona per lei! Oggi molte scelgono quella semi reclinata – come se stessimo leggendo a letto con un cuscino dietro la schiena per intenderci – perché sfruttando la forza di gravità, il bimbo assume una posizione che permette alla mamma di stare più rilassata
10) è importante svuotare bene il seno, perché più la mamma svuota il seno, più ci sarà latte per la poppata successiva e si eviteranno accumuli e ingorghi che possono dare luogo a dolorose infiammazioni.


PERCHE' I NEONATI VOGLIONO STARE IN BRACCIO?

Nonostante negli ultimi decenni la visione dell’infanzia e della maternità sia cambiata, capita ancora spesso alle neomamme di sentirsi rimproverare perché tengono troppo in braccio i loro bambini.
La critica più comune è che così li viziano. Si tratta di una convinzione del tutto errata, che però può rendere le mamme molto insicure, perché da un lato l’istinto dice loro di assecondare le richieste dei loro piccoli, dall’altro lato le critiche sono sempre in agguato.
Ci dimentichiamo troppo spesso che siamo animali: se osservassimo il comportamento degli altri mammiferi, ci accorgeremmo che tutte le madri tengono a contatto strettissimo e continuo i loro piccoli fin dalla nascita e per un tempo di settimane o mesi. A causa della dimensione del canale del parto, i cuccioli d’uomo devono nascere dopo nove mesi di gestazione, molto prima di aver raggiunto il livello di maturazione degli altri primati non umani.
Questo fa sì che siano estremamente vulnerabili e quindi i più dipendenti dall’accudimento materno: ciò di cui hanno più bisogno, e che con il pianto richiedono, oltre ovviamente al nutrimento, è contatto stretto, contenimento e rassicurazione.
Gli esperti parlano infatti di endogestazione per indicare i nove mesi di gravidanza, e diesogestazione, ovvero dei nove mesi dopo il parto, periodo in cui i cuccioli per crescere hanno bisogno di rimanere a stretto contatto con la madre come se fossero ancora in utero. Esiste ormai una mole notevole di studi che dimostrano come la costante privazione del contatto fisico ed emotivo (fatto di sguardi, di abbracci, di carezze, di solerti risposte al pianto materno) nei primi mesi ed anni di vita abbia ricadute anche drammatiche sulla crescita sia fisica sia psicologica dei bambini.

Cosa fare allora? E come rispondere alle critiche?

  • Non lasciatevi toccare dalle critiche di quanti dicono che tenendo in braccio i bambini li si vizia. E’ un pregiudizio senza fondamento, gli studi mostrano che è vero proprio il contrario, quindi rispondendo alle richieste di contatto del vostro bambino gli state offrendo il nutrimento giusto per il suo mondo emotivo e per la creazione delle sue autonomie.
  • Rispondere prontamente al pianto dei bambini nel primo anno di vita non è viziarli: gli studi mostrano come i bambini che vengono lasciati piangere nei primi 3 mesi, piangono di più tra i 9 e i 12 mesi. Al contrario, i bambini che non vengono lasciati piangere, oltre a piangere meno nell’ultimo trimestre del primo anno, sviluppano più rapidamente competenze linguistiche alternative al pianto.
  • Paradossalmente, i bambini spinti troppo presto verso l’autonomia tenderanno a rimanere più dipendenti. Al contrario, i bambini che hanno trovato la rassicurazione di un abbraccio ogni volta che lo hanno chiesto, avranno creato dentro di sé un nucleo di sicurezza interna che permetterà loro di diventare più autonomi.
  • Infine, sfatiamo una volta per tutte la storia che bisogna lasciare piangere i bambini perché così “si fanno i polmoni”: i polmoni non sono mica muscoli, che a sforzarli si sviluppano di più!
E ora, godetevi i vostri bambini… tra le braccia e coccolateli!!



Tratto da: mammeacrobate.it

martedì 3 giugno 2014

NUOVI CORSI

INFORMIAMO LE FUTURE MAMME E LE NEO MAMME CHE SONO APERTE LE ISCRIZIONI AI CORSI A SANTA MARGHERITA LIGURE.



  • CORSO MASSAGGIO DEL NEONATO ANCHE PERSONALIZZATO: 4 TIPI DI MASSAGGI DIVERSI FINO AD 1 ANNO per aiutarti a massaggiare, ridurre le coliche e far rilassare  il tuo bambino garantendogli un sonno tranquillo.


  • CORSO DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA NASCITA DOLCE
  • CORSO DI YOGA IN GRAVIDANZA


  • CORSI DEL DOPO PARTO: per aiutarti nella riuscita dell' allattamento e valutare l'attacco del neonato, per condividere con altre mamme il tuo percorso e per chiarire tutti i tuoi dubbi. Insegnerò come organizzarsi la vita di tutti i giorni con un neonato; sarà un cerchio dove le mamme si potranno confrontare tra loro.



PER INFO: Ostetrica Martina 3498885899
                  Mail: martich@alice.it



OVVIAMENTE TUTTO CIO' POTRA' ESSERE SVOLTO ANCHE A DOMICILIO E  IN ALTRE ZONE 

martedì 13 maggio 2014

AUTOSVEZZAMENTO

PREMESSO CHE IL LATTE DEVE RIMANERE L'ALIMENTO PREVALENTE FINO AI 2 ANNI 

Autosvezzamento è il termine inesatto ma semplice e immediato per indicare l’alimentazione complementare a richiesta: il più naturale, sano e rispettoso modo per una naturale evoluzione dell’alimentazione dei bambini dall’allattamento ai solidi, guidandoli attraverso il lento e graduale passaggio da una dieta a base di solo latte materno o artificiale all’universo dei cibi “dei grandi” per uno svezzamento senza traumi. Autosvezzamento è vivere pasti sereni in armonia con tutta la famiglia, pasti durante i quali si mangia tutti assieme e si condivide il piacere della tavola, con tutti i risvolti educativi e culturali che il cibo porta con sé. Autosvezzamento è lasciare ogni cosa a suo tempo: per introdurlo al mondo dei solidi, lascia che tuo figlio abbia innanzitutto perso il riflesso di estrusione (ovvero quello che fa tirare fuori la lingua se si stimola la bocca, necessario per la suzione al seno, e che molti confondono con l”abitudine al cucchiaino”), che sia capace di stare seduto senza aiuto e che mostri interesse verso quello che i grandi fanno a tavola durante i pasti. Questi sono i segnali che indicano che i bambini sono pronti ad affacciarsi al mondo dei solidi. Ciò avviene di norma attorno ai 6 mesi, a volte poco prima, in molti casi dopo. L’alimento principale, la base della dieta del bambino, rimane il latte. Ecco perché si parla dialimentazione complementare. Ma mentre tuo figlio continuerà ad assumere dal latte tutto ciò che al suo organismo risulta necessario, imparerà a conoscere i cibi. Forme, odori, sapori, consistenze. Autosvezzamento è mangiare tutti più sano: per condividere il pasto con il loro bambino ed essere certi di offrirgli la cosa giusta, i genitori vengono stimolati a cucinare sano, per se stessi e quindi per i loro figli, e offrire pasti bilanciati. Autosvezzamento è rispetto del bambino, delle sue scelte, dei suoi gusti, della sua sazietà e dei suoi no. Rispetto della tranquillità dei pasti, dei genitori e quindi dei figli. Niente pianti perché “non mi mangia”, perché non vuole questo o non vuole quello. Niente stress perché “non ha finito la sua pappa, come farà a reggersi in piedi?”. Niente improbabili scenette per tentare di fargli aprire la bocca e mangiare. I bambini hanno la capacità di autoregolarsi e dobbiamo solo imparare a rispettarli e dare loro fiducia. Il cibo può essere sminuzzato per facilitare loro la masticazione (Piermarini) o offerto com’è, in forma di striscette e bastoncini che loro succhiano e mordicchiano (Rapley). Aumentando le capacità manuali e masticatorie (sì, masticano anche senza denti) e imparando che il cibo riempie la pancia, la quantità di cibo assunta sarà sempre maggiore, e nel tempo calerà la richiesta di latte. Tutto avviene in maniera molto molto graduale.  


Vediamo allora di fare un confronto tra lo svezzamento tradizionale e l’autosvezzamento

Svezzamento tradizionale

  1. Viene iniziato secondo le indicazioni del pediatra, della mamma o comunque di un’altra persona.
  2. Si tende a introdurre un pasto completo alla volta e a eliminare la poppata corrispondente il più velocemente possibile seguendo un calendario prestabilito.
  3. Il bambino di solito mangia separatamente dal resto della famiglia
  4. Si tendono a privilegiare pappe, omogeneizzati e baby food in generale (spesso perché si inizia troppo presto, per cui non si hanno alternative). Il fatto che le pappe siano preparate a casa o acquistate già pronte, poco importa.
  5. La gradualità è dalle pappe ai pezzetti, ai pezzetti più grandi al cibo “normale”.

Autosvezzamento

  1. È un processo che inizia solo quando lo decide il bambino e non qualcun altro.
  2. Si comincia con piccoli assaggi, effettuati con la famiglia a tavola. Il latte non viene sostituitoseguendo il calendario, ma seguendo il naturale sviluppo del bambino.
  3. pasti vengono sempre condivisiper cui il bambino non mangia da solo.
  4. Siccome abbiamo atteso che il bambino fosse pronto, non c’è nessun bisogno di affidarsi a cibi speciali preparati solo per lui. Invece possiamo condividere la tavola e quello che c’è: tutti in famiglia mangiano le stesse cose
  5. La gradualità la vediamo nelpassaggio da micro assaggi ad assaggi sempre più consistentifino a veri e propri pasti.

Lo svezzamento tradizionale è VERTICALE

Nello svezzamento tradizionale si sostituisce una poppata con un pasto più o meno completo, poi se ne sostituiscono due e così via. L’introduzione dei cibi è fatta subito in profondità, ovvero in modo verticale, a determinati orari del giorno stabiliti a priori. Non è il cibo che complementa il latte; se siamo fortunati e il cibo non viene imposto come unica fonte di nutrimento, è il latte a complementare il cibo.

L’autosvezzamento è ORIZZONTALE

Se si fa autosvezzamento non si sostituisce a priori nessuna poppata in quanto il bambino si avvicina al cibo solido in modo graduale, partendo da piccoli assaggi durante tutti i pasti consumati dalla famiglia nell’arco della giornata. In questo caso il cibo fa da complemento al latte perché le poppate non si abbandonano se non molto gradualmente e in modo più o meno equilibrato. Insomma in modo orizzontale.




PARTO IN CASA: RISCHI E VANTAGGI

Ogni anno, in Italia, 1500 mamme scelgono di non partorire in ospedale. Perché la gravidanza non è una malattia


In Italia partorire in casa è una scelta possibile per ogni mamma, purché sia sana, il bimbo sia uno solo e non podalico, non ci sia una sproporzione tra il peso del feto e della mamma, e la gravidanza sia a termine (tra la 38° e la 42° settimana). È rimborsato dal Servizio sanitario nazionale in Emilia Romagna, Marche, Piemonte, Lazio, Province di Trento e Bolzano.

Il costo è tra i 2 e i 3 mila euro.

Ma quali sono i vantaggi di questa scelta? «Avere l’assistenza di una ostetrica che ti conosce», spiega l’ostetrica Marina Lisa, una degli autori delle linee guida del parto a domicilio della Regione Piemonte. «Cosa che riduce l’incidenza di parti operativi. Poi, l’ambiente domestico garantisce l’equilibrio degli ormoni che regolano il parto. L’ospedale, le luci, il freddo, la perdita di intimità possono invece bloccarlo, rendendo difficile il travaglio».

E in caso di complicazione? «Si va nell’ospedale di riferimento, già allertato. Il 118 tiene un’ambulanza ferma per tutto il tempo del parto. E, qualora ce ne fosse bisogno, ci si trasferisce in tranquillità: l’ostetrica si accorge per tempo se è necessario farlo. L’unico vero rischio è l’imponderabile. Ma è lo stesso che corri in ospedale».

Il pediatra che dice?
«Nascere non è una malattia  - E la casa è un bel posto per venire al mondo. I protocolli sono così rigidi che possono permetterselo solo le donne con gravidanze perfette. Il 10% dei neonati ha bisogno di intervento dopo la nascita, ma meno di uno su cento ha bisogno di un intervento salvavita. In ospedale cambia la velocità di intervento, ma se manca la terapia intensiva, non c’è gran differenza tra l’ospedale e la casa. Altri vantaggi? Non ho mai visto un bimbo nato a casa che non fosse allattato al seno, mentre gran parte di quelli nati in ospedale finiscono allattati artificialmente».

venerdì 11 aprile 2014

IL PIANTO DEI NEONATI

Vi consiglio di leggere questa testimonianza perchè fa davvero riflettere sul pianto dei neonati:


Testimonianza scritta da Claire sul sito ingleseInCultureParent. Una mamma africana, che vive da anni in inghilterra, racconta la sua esperienza dei primi 6 mesi di vita di sua figlia, alla riscoperta della saggezza dell’intuito nelle sue radici. Una lettura che fa riflettere e che ci lascia con una regola: il bimbo e’ il manuale di cui disponiamo per essere genitori.
***
Sono nata e cresciuta in Kenya e Costa d'Avorio fino all’età di 15 anni, poi mi sono trasferita nel Regno Unito. Tuttavia, ho sempre saputo che volevo crescere i miei figli (quando li avrei avuti) a casa in Kenya. Sì, davo per scontato che li avrei avuti.
Sono una donna africana moderna: con due lauree, appartengo alla quarta generazione di donne che lavorano, nella mia famiglia, - ma quando si tratta di bambini, sono un’africana tradizionale. Rimane in me la convinzione che la vita non sia completa senza figli e che i bambini sono una benedizione a cui è da folli rinunciare. Anzi, non avere figli non è neppure preso in considerazione.
La mia gravidanza iniziò nel Regno Unito. Con la gravidanza arrivò una tale spinta a tornare a casa, che al quinto mese avevo già venduto il mio studio, messo a punto una nuova attività, cambiato casa e continente.
Quando mi scoprii in attesa feci quello che la maggior parte donne incinte nel Regno Unito avrebbe fatto, divoravo libri: Our Babies, OurselvesAmarli senza se e senza ma, tutti i libri di W. Sears e l'elenco potrebbe continuare. (Mia nonna poi commentò che i bambini non leggono libri e che tutto quello che dovevo fare era "leggere" il mio bambino).
Tutto quello che leggevo diceva che i bambini africani piangono meno dei bambini europei. Questo mi incuriosì molto, volevo scoprire perchè.
Una volta a casa, in Kenia, mi misi ad osservare. Tendevo lo sguardo per vedere madri e bambini, ed erano ovunque, anche se i neonati africani sotto al mese e mezzo di vita rimanevano per lo più a casa.
La prima cosa che notai fu che, nonostante la loro ubiquità, era in realtà molto difficile "vedere" davvero un neonato keniano. Di solito sono incredibilmente ben avviluppati, prima di essere portati in braccio o fasciati sulla loro mamma (a volte il papà). Anche i più grandini, fasciati sulla schiena degli adulti, vengono ulteriormente protetti dall’esterno da un telo di grandi dimensioni. Saresti già fortunato a scorgere un arto, figuriamoci un occhietto o il naso. Il modo in cui vengono fasciati è come la replica di un utero. I bambini sono letteralmente imbozzolati in modo da essere protetti dallo stress del mondo esterno in cui sono giunti.
La seconda osservazione che fu chiara era legata ad un differenza culturale. Nel Regno Unito è dato per assunto che i bambini piangano, il pianto è connaturato al bambino. In Kenya, è esattamente il contrario: è dato per assunto che i bambini non piangono. Se lo fanno è segno di qualcosa di terribilmente sbagliato e occorre agire immediatamente per porre rimedio, rimuovere la causa. Mia cognata inglese una volta disse: "Alla gente qui non piace proprio che i bambini piangano, vero?”. Trovai che la sua osservazione riassumeva proprio bene questa differenza.
Tutto diventò molto più chiaro quando finalmente partorii e arrivò mia nonna dal villaggio a trovarmi. In effetti la mia bambina piangeva abbastanza spesso. Esasperata e stanca, dimenticai tutto quello che avevo mai letto e, a volte volevo piangere con lei. Ma per mia nonna era molto semplice: "Nyonyo!", “Dalle il tuo seno!”, era la sua risposta ad ogni singolo vagito.
C’erano momenti in cui era un pannolino bagnato, oppure in cui voleva venire in braccio, o aveva bisogno di fare un ruttino, ma per lo più voleva solo stare al seno – e non importava se voleva mangiare o se aveva solo bisogno di un momento di conforto. La indossavo, in fascia, praticamente sempre e facevamo co-sleeping (dormivamo insieme) così portarla spesso al seno era una naturale estensione di quello che già facevamo.
All'improvviso mi fu chiaro il segreto non così nascosto del silenzio gioioso di bambini africani.  Si trattava di una simbiosi fatta per soddisfare i bisogni. Una cosa che richiedeva una sospensione totale dell’idea di ciò che sarebbe dovuto essere, sostituita dall’accoglienza, senza condizionamenti, di ciò che stava realmente accadendo in quel momento.
Il risultato era che mia figlia poppava molto - molto più di quanto avessi mai letto e almeno cinque volte tanto quanto previsto da alcuni dei più rigorosi schemi di poppate che avevo visto.
A circa quattro mesi, quando un sacco di mamme di città iniziano ad introdurre i cibi solidi nel rispetto degli schemi di svezzamento, mia figlia tornò a un ritmo di suzione da neonato: la allattavo ogni ora, fu uno shock totale. Negli ultimi quattro mesi, il tempo tra le poppate aveva cominciato ad aumentare, fino a consentirmi di ricominciare a trattare qualche paziente senza che i miei seni perdessero latte o che la baby-sitter interrompesse la seduta perché la bimba aveva bisogno di una poppata.
La maggior parte delle mamme, nel gruppo madri-neonati che frequentavo, aveva diligentemente iniziato a introdurre la crema di riso (per allungare il tempo fra le poppate) e tutti i professionisti coinvolti nella vita dei nostri figli - pediatri, anche doule, dicevano che andava bene: le mamme avevano bisogno di riposo, avevamo già fatto davvero tanto arrivando a quattro mesi di allattamento esclusivo al seno. Ci assicurarono che i nostri bambini sarebbero stati  bene.
Tuttavia dentro di me sentivo qualcosa di stonato in questo, e anche quando provai, senza troppa convinzione, a mescolare un po’ di papaia (il cibo tradizionale per lo svezzamento in Kenya) con del latte in polvere e lo offrii a mia figlia, lei non ne prese neanche un po’.
Così chiamai mia nonna. Lei si mise a ridere e mi chiese se avevo ricominciato a leggere libri. Mi spiegò che l'allattamento al seno è tutt'altro che lineare.
"Ti dirà lei quando sarà pronta per il cibo – anche il suo corpo te lo dirà."
"Che cosa faccio fino ad allora?" chiesi ansiosa.
"Fai quello che hai fatto fin’ora, semplicemente nyonyo."
Così la mia vita rallentò di nuovo praticamente fermandosi. Mentre molti dei miei coetanei rimanevano meravigliati di come i loro figli dormivano più a lungo ora che avevano introdotto le creme di riso e addirittura si avventuravano su altri alimenti, io mi svegliavo ogni due ore con mia figlia e informavo i pazienti che il ritorno al lavoro non sarebbe stato come avevo previsto.
Presto scoprii che mi stavo trasformando, del tutto involontariamente, in un servizio di sostegno informale per altre mamme di città. Il mio numero di telefono cominciò a girare fra le mamme e spesso, mentre allattavo la mia bimba mi sentivo pronunciare le parole: "Sì, continua ad allattarlo. Sì, anche se lo hai appena allattato. Sì, succede che non riesci a trovare il tempo di toglierti il pigiama in tutta la giornata. Sì, hai bisogno di mangiare e bere come un cavallo. No, non è il caso di prendere in considerazione di tornare al lavoro se ti puoi permettere di non farlo." Infine, rassicuravo le mamme: "Stai tranquilla, poi diventa più facile." Su quest’ultima frase facevo una professione di fede, visto che per me le cose non erano ancora diventate più facili.
Una settimana prima che la mia bimba compisse cinque mesi, tornammo in Inghilterra  per un matrimonio e per presentarla a familiari e amici. Non avevo particolari esigenze e così fu semplice continuare a seguire i suoi schemi di poppata. Andavo avanti, nonostante gli sguardi sconcertati di molti stranieri per il fatto che allattavo mia figlia in luoghi pubblici vari (molti “spazi allattamento” in luoghi pubblici erano relegati nei bagni, e non riuscivo proprio ad usarli).
Al matrimonio, a tavola, le persone vicine a noi osservarono: "che bimba tranquilla – certo che l’allatti ancora tanto." Non dissi nulla, ma quando un'altra signora commentò: "Anche se ho letto da qualche parte che i bambini africani non piangono quasi mai." non potei trattenere una bella risata.
La cosa più importante che mi ha guidato è stata la saggezza dolce di mia nonna:
1. Offrile il seno ogni singolo volta che la bimba ha qualcosa che non va - anche se lo hai appena fatto.
2. Dormi insieme a lei (co-sleeping). Così puoi allattarla prima che lei si svegli del tutto e questo le consentirà di tornare a dormire più facilmente e potrai riposare di più.
3. Portare sempre con te una bottiglia di acqua la sera: per mantenerti idratata e far scorrere il latte.
4. Fai dell’allattamento la tua priorità (in particolare durante gli scatti di crescita) e prendi da quelli intorno a te tutto l’aiuto che puoi. E ricorda: c'è ben poco che non possa attendere.
Leggi il tuo bambino, non i libri. L'allattamento al seno non è lineare - va su e giù o è circolare. E ricorda: sei tu l'esperta dei bisogni di tua figlia.
di J. Claire K. Niala autrice, madre e osteopata Claire è una donna che ama esplorare le differenze che fortunatamente ancora esistono tra le diverse culture di tutto il mondo. E' nata e cresciuta in Kenya, Costa d'Avorio e Regno Unito. Ha lavorato e vissuto in tre continenti ed ha visitato almeno un paese nuovo ogni anno, da quando aveva 12 anni. I suoi compagni di viaggio preferiti sono la madre e la figlia, le cui storie e interesse per chi le circonda hanno portato Claire a scoprire ed interagire con il mondo in modi che non avrebbe mai immaginato.

martedì 25 febbraio 2014

IL MASSAGGIO PRENATALE: L'ARTE DI ACCOMPAGNARE CON IL TOCCO

L'accompagnamento con  il tocco è una competenza dell'ostetrica finalizzata alla promozione del 
benessere, della forma fisica, della bellezza della donna.


Il massaggio prenatale è da considerarsi “coccola” tra mamma e bambino, questa tecnica può insegnare alle donne a non aver paura del proprio pancione e ad entrare in relazione con la creatura che portano dentro fin da subito, utilizzando il contatto aptonomico ovvero l’interazione tra mamma e bimbo attraverso la pancia. È un massaggio/messaggio dolce e delicato che mira a sviluppare una relazione tra due individui in simbiosi tra loro.





I benefici del massaggio in gravidanza sono molteplici, può essere utilizzato per diverse ragioni e integrando varie tecniche. 
Il massaggio nasce dall’integrazione di diverse tecniche: dallo shiatsu, alla tecnica ayurveda, alla polarity, al massaggio bioenergetico dolce, la riflessologia plantare, fino a tecniche più strettamente ostetriche come il prezioso massaggio elementale.
La filosofia Yoga sostiene che nel corpo siano presenti gli stessi elementi che compongono l’universo ovvero gli elementi naturali: Terra, Acqua, Aria e Fuoco, e noi ostetriche sappiamo bene come gli elementi naturali facciano spontaneamente parte della gravidanza, come influiscano nel corpo di una donna e quanto sia importante conoscerli per potenziarli e utilizzarli nel percorso assistenziale. Tornando al massaggio elementale possiamo definirlo come una tecnica che ricalchi, nel tocco e nell’atmosfera che si crea intorno alla donna, proprio gli elementi naturali, utilizzando l’elemento più adatto ad ogni circostanza o potenziandoli tutti in un percorso di massaggi.





QUALI VANTAGGI PER IL FETO?

Studi recenti dimostrano come il feto sia assolutamente partecipe alla vita, sia fisica che emotiva, della madre e come sia importante ai fini della sua crescita armonica e della sua salute che cresca in un ambiente sereno nutrito da affetto e amore. Detto questo possiamo subito capire come durante un massaggio in gravidanza, il bambino goda del benessere percepito dalla mamma e si rilassi con le preziose endorfine (ormoni del benessere) prodotte dal corpo materno. In quello che io definisco “massaggio prenatale” ovvero il massaggio del pancione tutto questo si amplifica, il massaggio è rivolto al piccolo in ogni suo gesto, gli invia calore, affetto, dolcezza, tutto ciò di cui ha bisogno.