Ogni anno, in Italia, 1500 mamme scelgono di non partorire in ospedale. Perché la gravidanza non è una malattia
In Italia partorire in casa è una scelta possibile per ogni mamma, purché sia sana, il bimbo sia uno solo e non podalico, non ci sia una sproporzione tra il peso del feto e della mamma, e la gravidanza sia a termine (tra la 38° e la 42° settimana). È rimborsato dal Servizio sanitario nazionale in Emilia Romagna, Marche, Piemonte, Lazio, Province di Trento e Bolzano.
Il costo è tra i 2 e i 3 mila euro.
Ma quali sono i vantaggi di questa scelta? «Avere l’assistenza di una ostetrica che ti conosce», spiega l’ostetrica Marina Lisa, una degli autori delle linee guida del parto a domicilio della Regione Piemonte. «Cosa che riduce l’incidenza di parti operativi. Poi, l’ambiente domestico garantisce l’equilibrio degli ormoni che regolano il parto. L’ospedale, le luci, il freddo, la perdita di intimità possono invece bloccarlo, rendendo difficile il travaglio».
E in caso di complicazione? «Si va nell’ospedale di riferimento, già allertato. Il 118 tiene un’ambulanza ferma per tutto il tempo del parto. E, qualora ce ne fosse bisogno, ci si trasferisce in tranquillità: l’ostetrica si accorge per tempo se è necessario farlo. L’unico vero rischio è l’imponderabile. Ma è lo stesso che corri in ospedale».
Il pediatra che dice?
«Nascere non è una malattia - E la casa è un bel posto per venire al mondo. I protocolli sono così rigidi che possono permetterselo solo le donne con gravidanze perfette. Il 10% dei neonati ha bisogno di intervento dopo la nascita, ma meno di uno su cento ha bisogno di un intervento salvavita. In ospedale cambia la velocità di intervento, ma se manca la terapia intensiva, non c’è gran differenza tra l’ospedale e la casa. Altri vantaggi? Non ho mai visto un bimbo nato a casa che non fosse allattato al seno, mentre gran parte di quelli nati in ospedale finiscono allattati artificialmente».
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