martedì 13 maggio 2014

AUTOSVEZZAMENTO

PREMESSO CHE IL LATTE DEVE RIMANERE L'ALIMENTO PREVALENTE FINO AI 2 ANNI 

Autosvezzamento è il termine inesatto ma semplice e immediato per indicare l’alimentazione complementare a richiesta: il più naturale, sano e rispettoso modo per una naturale evoluzione dell’alimentazione dei bambini dall’allattamento ai solidi, guidandoli attraverso il lento e graduale passaggio da una dieta a base di solo latte materno o artificiale all’universo dei cibi “dei grandi” per uno svezzamento senza traumi. Autosvezzamento è vivere pasti sereni in armonia con tutta la famiglia, pasti durante i quali si mangia tutti assieme e si condivide il piacere della tavola, con tutti i risvolti educativi e culturali che il cibo porta con sé. Autosvezzamento è lasciare ogni cosa a suo tempo: per introdurlo al mondo dei solidi, lascia che tuo figlio abbia innanzitutto perso il riflesso di estrusione (ovvero quello che fa tirare fuori la lingua se si stimola la bocca, necessario per la suzione al seno, e che molti confondono con l”abitudine al cucchiaino”), che sia capace di stare seduto senza aiuto e che mostri interesse verso quello che i grandi fanno a tavola durante i pasti. Questi sono i segnali che indicano che i bambini sono pronti ad affacciarsi al mondo dei solidi. Ciò avviene di norma attorno ai 6 mesi, a volte poco prima, in molti casi dopo. L’alimento principale, la base della dieta del bambino, rimane il latte. Ecco perché si parla dialimentazione complementare. Ma mentre tuo figlio continuerà ad assumere dal latte tutto ciò che al suo organismo risulta necessario, imparerà a conoscere i cibi. Forme, odori, sapori, consistenze. Autosvezzamento è mangiare tutti più sano: per condividere il pasto con il loro bambino ed essere certi di offrirgli la cosa giusta, i genitori vengono stimolati a cucinare sano, per se stessi e quindi per i loro figli, e offrire pasti bilanciati. Autosvezzamento è rispetto del bambino, delle sue scelte, dei suoi gusti, della sua sazietà e dei suoi no. Rispetto della tranquillità dei pasti, dei genitori e quindi dei figli. Niente pianti perché “non mi mangia”, perché non vuole questo o non vuole quello. Niente stress perché “non ha finito la sua pappa, come farà a reggersi in piedi?”. Niente improbabili scenette per tentare di fargli aprire la bocca e mangiare. I bambini hanno la capacità di autoregolarsi e dobbiamo solo imparare a rispettarli e dare loro fiducia. Il cibo può essere sminuzzato per facilitare loro la masticazione (Piermarini) o offerto com’è, in forma di striscette e bastoncini che loro succhiano e mordicchiano (Rapley). Aumentando le capacità manuali e masticatorie (sì, masticano anche senza denti) e imparando che il cibo riempie la pancia, la quantità di cibo assunta sarà sempre maggiore, e nel tempo calerà la richiesta di latte. Tutto avviene in maniera molto molto graduale.  


Vediamo allora di fare un confronto tra lo svezzamento tradizionale e l’autosvezzamento

Svezzamento tradizionale

  1. Viene iniziato secondo le indicazioni del pediatra, della mamma o comunque di un’altra persona.
  2. Si tende a introdurre un pasto completo alla volta e a eliminare la poppata corrispondente il più velocemente possibile seguendo un calendario prestabilito.
  3. Il bambino di solito mangia separatamente dal resto della famiglia
  4. Si tendono a privilegiare pappe, omogeneizzati e baby food in generale (spesso perché si inizia troppo presto, per cui non si hanno alternative). Il fatto che le pappe siano preparate a casa o acquistate già pronte, poco importa.
  5. La gradualità è dalle pappe ai pezzetti, ai pezzetti più grandi al cibo “normale”.

Autosvezzamento

  1. È un processo che inizia solo quando lo decide il bambino e non qualcun altro.
  2. Si comincia con piccoli assaggi, effettuati con la famiglia a tavola. Il latte non viene sostituitoseguendo il calendario, ma seguendo il naturale sviluppo del bambino.
  3. pasti vengono sempre condivisiper cui il bambino non mangia da solo.
  4. Siccome abbiamo atteso che il bambino fosse pronto, non c’è nessun bisogno di affidarsi a cibi speciali preparati solo per lui. Invece possiamo condividere la tavola e quello che c’è: tutti in famiglia mangiano le stesse cose
  5. La gradualità la vediamo nelpassaggio da micro assaggi ad assaggi sempre più consistentifino a veri e propri pasti.

Lo svezzamento tradizionale è VERTICALE

Nello svezzamento tradizionale si sostituisce una poppata con un pasto più o meno completo, poi se ne sostituiscono due e così via. L’introduzione dei cibi è fatta subito in profondità, ovvero in modo verticale, a determinati orari del giorno stabiliti a priori. Non è il cibo che complementa il latte; se siamo fortunati e il cibo non viene imposto come unica fonte di nutrimento, è il latte a complementare il cibo.

L’autosvezzamento è ORIZZONTALE

Se si fa autosvezzamento non si sostituisce a priori nessuna poppata in quanto il bambino si avvicina al cibo solido in modo graduale, partendo da piccoli assaggi durante tutti i pasti consumati dalla famiglia nell’arco della giornata. In questo caso il cibo fa da complemento al latte perché le poppate non si abbandonano se non molto gradualmente e in modo più o meno equilibrato. Insomma in modo orizzontale.




PARTO IN CASA: RISCHI E VANTAGGI

Ogni anno, in Italia, 1500 mamme scelgono di non partorire in ospedale. Perché la gravidanza non è una malattia


In Italia partorire in casa è una scelta possibile per ogni mamma, purché sia sana, il bimbo sia uno solo e non podalico, non ci sia una sproporzione tra il peso del feto e della mamma, e la gravidanza sia a termine (tra la 38° e la 42° settimana). È rimborsato dal Servizio sanitario nazionale in Emilia Romagna, Marche, Piemonte, Lazio, Province di Trento e Bolzano.

Il costo è tra i 2 e i 3 mila euro.

Ma quali sono i vantaggi di questa scelta? «Avere l’assistenza di una ostetrica che ti conosce», spiega l’ostetrica Marina Lisa, una degli autori delle linee guida del parto a domicilio della Regione Piemonte. «Cosa che riduce l’incidenza di parti operativi. Poi, l’ambiente domestico garantisce l’equilibrio degli ormoni che regolano il parto. L’ospedale, le luci, il freddo, la perdita di intimità possono invece bloccarlo, rendendo difficile il travaglio».

E in caso di complicazione? «Si va nell’ospedale di riferimento, già allertato. Il 118 tiene un’ambulanza ferma per tutto il tempo del parto. E, qualora ce ne fosse bisogno, ci si trasferisce in tranquillità: l’ostetrica si accorge per tempo se è necessario farlo. L’unico vero rischio è l’imponderabile. Ma è lo stesso che corri in ospedale».

Il pediatra che dice?
«Nascere non è una malattia  - E la casa è un bel posto per venire al mondo. I protocolli sono così rigidi che possono permetterselo solo le donne con gravidanze perfette. Il 10% dei neonati ha bisogno di intervento dopo la nascita, ma meno di uno su cento ha bisogno di un intervento salvavita. In ospedale cambia la velocità di intervento, ma se manca la terapia intensiva, non c’è gran differenza tra l’ospedale e la casa. Altri vantaggi? Non ho mai visto un bimbo nato a casa che non fosse allattato al seno, mentre gran parte di quelli nati in ospedale finiscono allattati artificialmente».